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Il marchio Ospitalità Italiana è una certificazione ufficiale promossa dalle Camere di Commercio Italiane
per garantire ai consumatori la massima qualità di ricettività e ristorazione italiana nel mondo.

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Sapori apprezzati in tutto il mondo

Prodotti italiani di qualità


Sapori italiani apprezzati in tutto il mondo

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Uno dei più importanti criteri di selezione per i ristoranti marchio Q all’estero, è la loro capacità di utilizzare e valorizzare materie prime italiane di qualità.

L’Italia è ricca di prodotti alimentari tipici legati al territorio di origine e influenzati dalla sua storia, clima e dalla capacità manuale dell’uomo. Ne è esempio il processo di lavorazione del Parmigiano Reggiano, con tecniche risalenti al Medioevo e tramandate di generazione in generazione in una zona circoscritta dell’Emilia. Allo stesso modo, il Basilico Genovese ha una coltivazione secolare legata alle condizioni climatiche favorevoli del ponente genovese. Anche la stagionatura del Prosciutto di Parma è strettamente legata al territorio e al vento “Marino”, che soffia dalla Liguria in quella zona e che dona la giusta salatura al prosciutto.

Oggi, i prodotti tipici sono identificati dai marchi di Denominazione di Origine Protetta (DOP) e di Indicazione Geografica Protetta (IGP). Colture secolari e tecniche di produzione artigianali legano i prodotti DOP e IGP al territorio, che nascono con tecniche diverse dalla lavorazione industriale. Ad esempio, l’uso del torchio consente la produzione di oli extravergini pregiati, oggi come un tempo. La cultura regionale del cibo è anche motivo di aggregazione per la comunità locale, che spesso celebra la storia unica del prodotto in sagre e feste.

Il legame tra territorio e tradizione gastronomica italiana è particolarmente apprezzato nel resto del mondo: i ristoranti marchio Q sanno combinare l’impiego di prodotti tipici italiani con una manualità esperta, rendendo giustizia all’unicità della tradizione italiana anche all’estero.

 

FORMAGGI

formaggi

Il formaggio è il prodotto territoriale per eccellenza in Italia: ogni città e regione ha il suo formaggio tipico, lavorato secondo tecniche tradizionali conosciute solo nella zona e tramandate di generazione in generazione.

Le condizioni climatiche e ambientali irripetibili hanno favorito lo sviluppo di tecniche specifiche; ad esempio, le zone montuose dell’Italia settentrionale hanno dato origine a formaggi che potessero rimanere commestibili a lungo, se conservati in ambienti naturalmente freschi.

Il grande spazio agricolo della Pianura Padana ha aiutato lo sviluppo di formaggi a lunga stagionatura come il Parmigiano Reggiano. Le regioni dell’Italia centrale invece sono storicamente più adatte all’allevamento ovino, e quindi alla produzione di Pecorino di diversi tipi.

Il Sud Italia invece ha approfondito la cultura della pasta filata e quindi di scamorze, provoloni e mozzarelle.

La mozzarella è uno dei formaggi italiani più apprezzati all’estero, sia singolarmente che in ricette tipiche della cultura gastronomica italiana. In particolare la mozzarella di bufala Campana è uno dei prodotti centrali della dieta mediterranea ed è soggetta alla disciplinare DOP, che garantisce ai consumatori l’originalità del prodotto.

Rispetto ad altri tipi di formaggi, la mozzarella di bufala ha un apporto piuttosto basso di sodio, ed è invece ricca di calcio, fosforo e vitamine B ed E. È inoltre più digeribile di altri formaggi, per il ridotto contenuto di lattosio e colesterolo, proprietà che la rende una perfetta fonte di proteine accompagnate da un moderato apporto di grassi.

Grazie alla sua popolarità all’estero, l’export rappresenta il 25% della produzione certificata di mozzarella di bufala, che nel 2015 ha superato i 41 milioni di kg. I paesi che consumano di più sono Francia, Germania

e Stati Uniti. Il merito è senza dubbio del suo gusto e versatilità: il più delle volte si consuma fresca, ma può essere facilmente inserita in molte ricette della tradizione. L’importante è che sia conservata adeguatamente e consumata il prima possibile.

La mozzarella di bufala non però è l’unico prodotto caseario italiano DOP popolare all’estero: l’export di Parmigiano Reggiano, ad esempio, ha raggiunto nel 2015 il 35% della produzione totale. La lunga stagionatura lo rende infatti un alimento altamente digeribile, adatto al consumo internazionale e capace di valorizzare ogni tipo di ricetta. Una forma è composta al 70% di sostanze nutritive, indispensabili alla salute sia dei bambini che degli adulti e anziani.

 

OLIO D’OLIVA

olio

Sapori tra i più apprezzati nel mondo L’olio d’oliva è il protagonista della dieta mediterranea, oggi riconosciuta ed elevata a patrimonio dell’umanità.

Simbolo della cultura gastronomica Italiana, buono e ricco di virtù salutistiche, l’olio d’oliva è un ingrediente fondamentale per la buona cucina e la buona tavola. L’olio d’oliva è l’unico olio ricavato dalla spremitura di un frutto, ed è quindi un vero e proprio succo. Ognuna delle circa 1.600 varietà di olive esistenti al mondo ha un profumo e un sapore unico, ma quasi tutte presentano proprietà nutrizionali favorevoli al nostro benessere.

La ricerca ha identificato tra le proprietà benefiche al nostro organismo:

• Miglioramento del metabolismo grazie all’acido oleico

• Vitamine E, D, K e provitamina A

• Prevenzione di tumori, arteriosclerosi e ipertensione

• Cura della pelle

L’olio può essere usato in moltissimi tipi di preparazioni e piatti, sia crudo, per esaltare e completare le ricette, che in cottura, facilitando l’assorbimento delle sostanze benefiche in esso contenute. Le innumerevoli varietà di olive danno vita ad altrettanti diversi oli, che generalmente vengono divisi in 3 categorie: fruttati leggeri; fruttati medi; fruttati intensi.

L’abbinamento dell’olio al tipo di piatto è in genere frutto del gusto personale. Tuttavia, ci sono alcune regole fondamentali da tenere a mente per un consumo consapevole e corretto dell’olio d’oliva. Il colore dell’olio non ne segnala la qualità, mentre un sapore amaro e piccante, in particolare negli oli extra vergini, è sinonimo di benefici per la salute. Inoltre, una corretta conservazione evita cali di qualità: l’olio d’oliva è sensibile alla luce, quindi è consigliabile usare bottiglie scure; la conservazione deve avvenire tra i 14 e i 21 gradi, e una volta aperta la bottiglia è consigliabile consumarla nel giro di un mese.

A testimonianza del forte legame tra olio d’oliva e territorio, gli oli extravergini sono il quarto prodotto nella graduatoria Ue dei riconoscimenti di prodotti DOP-IGP per settore. L’ambiente geografico che rende ogni olio prodotto unico comprende sia fattori naturali che umani (tecniche di produzione) e non è quindi riproducibile. Quasi il 40% degli oli DOP europei è rappresentato da oli italiani: 43 prodotti registrati soprattutto in Sicilia, Puglia, Campania e Toscana.

 

VINO

vino

Il vino, accompagnatore per eccellenza di piatti della tradizione italiana, esalta e arricchisce la qualità, il gusto e i sapori della cucina della penisola.

La storia del vino è antica e strettamente legata al suo territorio di produzione, come molti altri prodotti tipici italiani. L’Italia è oggi il maggiore produttore mondiale di vino e uno dei maggiori consumatori, in virtù di questo legame tra buon cibo e buon vino.

La produzione di vino è diffusa in tutte le regioni d’Italia, per un totale di circa 300 vitigni autoctoni riconosciuti e vinificati. Da questi, nascono centinaia di vini diversi, distinguibili per colore (bianco, rosso e rosato), provenienza, tipologia (fermo, frizzante, spumante, passito, liquoroso e novello) vitigno e metodologia produttiva (convenzionale, biologico, biodinamico, naturale e vegano). La produzione e la classificazione dei vini in Italia è sottoposta a regolamentazione sia Europea che Italiana, con il fine di proteggere le particolari caratteristiche qualitative del prodotto. Questo accade sia per la metodologia produttiva (che deve essere certificata) che per la provenienza territoriale (IGP e DOP). In particolare, l’Italia si colloca al primo posto per numero di riconoscimenti UE, con circa 500 vini tra DOP e IGP.

Abbinare sapientemente il giusto vino al piatto significa gustare entrambi a pieno. Considerato il numero delle varietà di vino esistenti, è difficile individuare un metodo fisso. Tuttavia, esistono alcune regole generali che garantiscono la reciproca esaltazione dei sapori tra piatto e vino. Alcune di queste dipendono dalla tradizione: si può abbinare un piatto di una determinata area geografica a un vino della stessa zona, per ricrearne i sapori. Oppure si può prendere in considerazione la stagione, scegliendo vini freschi in estate e vini più strutturati e corposi in inverno.

Ad ogni modo, nella maggioranza dei casi ci si basa sui sapori: la scelta avviene quindi o per contrasto o per analogia, evitando che i sapori si sovrappongano. Il vino è un elemento storico della dieta mediterranea e ne condivide alcune delle proprietà benefiche, se assunto in quantità moderate e non a stomaco vuoto. Il vino rosso in particolare avrebbe effetti protettivi contro lo stress, benefici sull’umore e sulla memoria, oltre ad accelerare il metabolismo. Il vino bianco invece è recentemente stato protagonista di studi che hanno dimostrato che l’acido caffeico in esso contenuto contribuisce alla protezione di cuore e reni. 

 

ACETO BALSAMICO

aceto

L’aceto balsamico di Modena è uno degli ambasciatori della tradizione gastronomica italiana ed è conosciuto ed esportato oggi in circa 120 paesi.

È un particolare condimento di base acetica prodotto da vitigni coltivati in provincia di Modena secondo procedure antiche e tramandate oralmente di generazione in generazione.

Si distinguono due principali tipologie di prodotto: Aceto Balsamico Tradizionale di Modena (ABTM) e Aceto Balsamico di Modena (ABM), che si avvalgono rispettivamente delle certificazioni DOP e IGP. Le certificazioni garantiscono ai produttori la possibilità di continuare a tramandare i propri segreti senza alterazione, fornendo ai consumatori la certezza di gustare un prodotto inimitabile. La differenza tra i due consiste prevalentemente nella durata dell’invecchiamento e nell’assenza sostanze aromatiche aggiunte nel prodotto DOP. Oltre a queste certificazioni Europee, la commercializzazione dell’aceto balsamico è sottoposta all’autorizzazione di una commissione di esperti degustatori, che ne valutano gli standard visivi, olfattivi e gustativi.

Nonostante la sua storia antica, che trova le sue origini nella Modena medioevale, l’aceto balsamico ha saputo adattarsi alla cucina moderna: è infatti un prodotto estremamente versatile, capace di accompagnare ricette sia raffinate che più semplici. Si può gustare al cucchiaio, su scaglie di parmigiano reggiano, come condimento per insalata ma anche accompagnato alla frutta. Ad ogni modo, si tende ad aggiungerlo al termine della preparazione del piatto, per non alterare le caratteristiche gustative del suo sapore intenso.

L’aceto balsamico tradizionale di Modena (ABTM) DOP per sua natura si presta meno alla produzione industriale rispetto al prodotto IGP. La durata dell’invecchiamento e la purezza dei mosti fanno sì che il primo si trovi solo in poche migliaia di barili nei sottotetti della provincia di Modena, mentre il secondo ha una produzione certificata di oltre 90 milioni di litri l’anno, con un fatturato al consumo di 700 milioni di euro.

 

PASTA

pasta

Nell’immaginario collettivo, la pasta è l’alimento che più rappresenta l’Italia.

Nonostante le varianti regionali e artigianali, la storia della pasta coincide con quella della penisola: elemento di unione condiviso in tutto il paese, le sue origini risalgono alla tradizione della coltivazione del grano nel mondo romano.

Sebbene la sua produzione sia diffusa in tutta la penisola, le varianti regionali e artigianali si caratterizzano soprattutto per diversità di tecniche produttive, forma e condimento. In particolare, si distingue tra pasta secca, che rappresenta tre quarti del consumo totale, e pasta fresca: la prima è tradizionalmente prodotta attraverso la macinazione del grano duro, che cresce prevalentemente nel Sud Italia; mentre la seconda è prodotta con la farina di grano tenero, originario della Pianura Padana. L’ambiente e il clima dei due territori sono la spiegazione per la differenza dei consumi tra pasta secca al Sud e pasta fresca al Nord.

Oltre al tipo di farina usato, le tipologie di pasta si distinguono a seconda dell’impiego di uovo nell’impasto, per la presenza di ripieno o per la forma. La forma della pasta comporta anche un diverso condimento, sia per associazione storica, sia per un certo tipo di preparazione, e quindi per la sua consistenza e capacità di trattenere i condimenti. In particolare, alcune varianti di pasta alimentare hanno recentemente ottenuto la denominazione IGP, che ne protegge la qualità e reputazione sia in Italia che all’estero: la pasta di Gragnano e i Maccheroncini di Campofilone.

Il consumo globale di pasta ha raggiunto negli ultimi anni 14, 5 milioni di tonnellate e l’Italia ne è il più grande produttore e consumatore. Nonostante la pasta abbia raggiunto una tale diffusione nel mondo, la sua produzione non è necessariamente intensiva; anzi, essendo facilmente trasportabile e adatta a resistere a diverse temperature, è prodotto sostenibile e quasi privo di sprechi.

All’interno della dieta mediterranea, la pasta è l’elemento che fornisce energia, coprendo il 55% del fabbisogno energetico giornaliero. Inoltre, ha un basso indice glicemico, che contribuisce a controllare il peso e mantenere il nostro corpo attivo e sano.

 

PANE E CERIALI

pane

La dieta mediterranea è unica nel suo genere grazie alla qualità e alle proprietà nutritive dei prodotti che la compongono.

Più della metà del apporto calorico totale della dieta mediterranea è dovuta a cereali, pasta e pane. La loro presenza nelle abitudini alimentari delle popolazioni del mediterraneo è documentata da millenni, così come quella dell’olio d’oliva e del vino, al contrario di altri elementi, che sono stati introdotti nella dieta più di recente.

Appartenenti alla famiglia delle graminacee, mais, riso, frumento, orzo, segale e gli altri cereali si prestano ad essere consumati sia integri che lavorati, trasformati in farina e quindi pane, pasta.

Il cereale di maggior consumo nella dieta degli Europei è il frumento, di cui in genere si usa solo la parte interna dei chicchi, che però non mantiene tutte le proprietà nutritive del seme integro. Per questo, in genere si consiglia di consumare cereali integrali e altri elementi a base di essi. I cereali integrali sono comunemente inclusi nel nostro regime alimentare sotto forma di fiocchi, riso, farro, orzo, pasta, cereali per la colazione, farina d’avena, biscotti, cracker, ma soprattutto pane.

Il pane è generalmente ottenuto dalla cottura di farina acqua, lievito e sale ed è una delle maggiori fonti di energia della dieta mediterranea, assieme alla pasta. Il pane un prodotto è ricco di carboidrati complessi e proteine, e come per i cereali non lavorati, i suoi effetti benefici sono più efficaci se integrale, poiché la quantità di fibre e di altri elementi vantaggiosi per la salute viene notevolmente ridotta durante la raffinazione per la produzione di farina bianca.

Per la sua semplicità di preparazione anche a livello domestico, il pane costituisce spesso un prodotto tipico regionale in Italia, poiché ogni zona ne produce un tipo diverso in termini di forma e impasto.

Alcuni esempi sono il Pane Carasau sardo, molto croccante e sottile; la Coppia Ferrarese, un pane ritorto con una forma simile a cornetti; il Pane di Altamura, cotto solamente in forni alimentati con legno di quercia; e il Pane di Genzano. In particolare, le ultime varianti in particolare hanno ricevuto la certificazione IGP, a sottolineare la specificità della zona di produzione.